Il lettore mi scuserà se, per una volta, mi permetto il lusso di iniziare un mio articolo, partendo dalla fine: “(…) e mentre i “levrieri scemi” continuano caparbiamente a rincorrere i “conigli di pezza”, i tristemente noti “padroni del vapore” (coloro, cioè, che da circa due secoli hanno ridotto l’uomo a semplice mercanzia, nonché a furbesco oggetto di rapina organizzata, di sfruttamento per lo sfruttamento e di spietata ed inesorabile speculazione…) continuano invariabilmente a fregarci, tutti, senza pietà!
Quei “gentiluomini”, come sappiamo, sono sempre gli stessi. Gli stessi, contro i quali il Fascismo storico aveva disperatamente tentato di lottare, rimanendone militarmente sconfitto e largamente diffamato. Gli stessi, contro i quali, ufficialmente, un certo Antifascismo (quello di sinistra e di estrema-sinistra, per intenderci) aveva creduto combattere, divenendone, al contrario, l’involontaria “stampella” e l’inconsapevole supporto.
Chi sono i “padroni del vapore”?
Per poterlo scoprire, è sufficiente rileggere quanto scrisse, sul loro conto, nel suo tempo, Jean-Gustave Courcelle Seneuil (1813-1892): “(…) hanno proposto di sottomettere le società alle leggi della produzione della ricchezza, d’imporre all’intelligenza ed alla moralità dell’uomo la dominazione degli strumenti e delle cose materiali, negando, cioè, qualunque idea di previdenza o di lungimiranza (sociale) derivante dalla sfera del politico. Questo, al punto che, per “lasciar fare e lasciar passare...”, i governi dovrebbero praticamente abbandonare il ruolo di educatori dei popoli che è loro normalmente affidato; essi dovrebbero accettare che i deboli diventino la preda dei forti, fino a che questi ultimi non si pongano nella condizione di infrangere le leggi che sono previste per reprimere la violenza materiale! Gli stessi governi, dunque, rispetterebbero i movimenti spontanei della ricchezza, anche quando quei movimenti avessero come scopo di rovesciare qualunque ordine e qualsiasi morale; essi lascerebbero corrompere, degradare, affamare, annientare intere generazioni, e non interverrebbero! Essi lascerebbero esercitare sulla nazione – da parte di potenze straniere – la stessa influenza che i privilegiati di un tempo esercitavano nel seno della nazione, e non interverrebbero! Essi lascerebbero distruggere tutti i legami di solidarietà che l’associazione politica e civile stabilisce tra gli uomini, o peggio, si trasformerebbero semplicemente in carcerieri e carnefici, al soldo degli oppressori!... “ (Dictionnaire Politique, Encyclopédie du langage et de la science politique, Ed. Pagnerre, Paris, 1842, pag. 45).
Agli occhi di Courcelle Seneuil, quel tipo di proposte sembrarono talmente assurde ed inaccettabili che non esitò a concludere il suo articolo con una sincera ed imprudente nota di ottimismo…
“Certi sistemi – scrisse – potevano senz’altro essere esposti e dibattuti nel contesto di un Parlamento (Camera dei Pari), ma era praticamente impossibile che potessero realmente affermarsi o prevalere, fintantoché, tra gli uomini, avesse continuato ad esistere un minimo di dignità e di morale umana”. E se per puro caso, quel modo di “fare l’economia” fosse veramente riuscito ad affermarsi e ad entrare in vigore, “gli sconfinamenti degli economisti nel campo della politica, sarebbero stati bloccati sul nascere e l’opinione pubblica li avrebbe senz’altro repressi” (sic!).
Come sappiamo, però, le cose non sono andate esattamente come l’intellettuale francese aveva fiduciosamente previsto o candidamente sperato… Ed il liberal-liberismo, contro ogni logica e qualsiasi previsione, si è comunque a poco a poco affermato all’interno delle nostre società, fino a trasformarsi nel “pensiero unico” e “prassi unica” che oggi conosciamo.
Per riassumere, dunque, diciamo che il principale problema, tuttora irrisolto, che – da circa due secoli – continua ad assillare le nostre società, è il liberal-liberismo. A mio giudizio, il più abominevole dei crimini contro l’umanità!
Tutto il resto, invece – come l’anarchia, l’owenismo, il sindacalismo, il saint-simonismo, il cartismo, il fabianismo, il fourierismo, il blanquismo, il socialismo, il proudhonismo, il solidarismo-sociale-cristi ano, il laburismo, il bolscevismo, il marxismo-leninismo, il fascismo, lo stalinismo, il socialismo-democratico, il nazional-socialismo, il nazional-sindacalismo-falangista, il ba’assimo, il peronismo, il maoismo, il terza-mondismo, il castrismo, il che-guevarismo, l’islamismo-rivoluzionario, lo chavezismo, ecc. (per non citare che questi…) –appare, ai miei occhi (anche quando ha direttamente o indirettamente prodotto dei risultati scellerati o malvagi…), come una serie di spontanee e doverose reazioni contro quel primo crimine o dei singoli e disordinati tentativi di dare comunque una soluzione al succitato problema.
Considero che il liberal-liberismo sia il principale ed il più imperdonabile crimine contro l’umanità, in quanto la sua tuttora immutata ed immutabile dottrina – costantemente confermata dalla sua prassi quotidiana – ci conferma che deve essere l’interesse individuale di una qualsiasi persona fisica , giuridica o morale ad avere il diritto di prevalere sull’interesse generale di interi Popoli o di intere Nazioni. Con l’odioso e stomachevole corollario che l’uomo (in quanto “forza lavoro”) è, e deve continuare ad essere, uno dei tre fattori della produzione (gli altri due, essendo il capitale e la tecnologia) . Il tutto, naturalmente, come se l’uomo potesse essere comparato o equiparato ad un “cassetto di soldi” o ad un qualunque “utensile” o “arnese”!
Ora, di due cose l’una:
- se i dogmi liberal-liberisti corrispondono alla natura dell’uomo ed agli scopi o alle finalità della sua esistenza, non vedo la ragione per la quale i fascisti e gli antifascisti di sinistra e di estrema-sinistra dovrebbero illogicamente insistere ad opporsi alle evidenze della realtà umana e, par-dessus le marché, continuare ad odiarsi e ad osteggiarsi vicendevolmente, facendosi invariabilmente e reciprocamente la “guerra”; quando, invece, avendo l’umiltà di riconoscere la giustezza del pensiero e della prassi liberal-liberista, renderebbero un migliore servizio ai nostri popoli ed alle nostre nazioni, se decidessero, di comune accordo, di unire strategicamente le loro forze e le loro energie, per cercare, almeno, di eliminare le contraddizioni interne dell’attuale sistema; ad esempio, reclamando a gran voce l’abolizione degli Stati e dei Governi, oppure – magari per risparmiare sui costi di esercizio… – pretendendo il licenziamento in tronco dell’insieme delle controfigure politiche che “coprono” ufficiosamente, all’interno delle nostre istituzioni, gli interessi della finanza internazionale; in modo particolare, per permettere all’uomo della strada, di potersi finalmente fare governare da un solo ed unico “padrone”: i Presidenti-direttori generali della totalità delle banche e degli istituti finanziari dei nostri Paesi;
- se, al contrario, i dogmi liberal-liberisti non corrispondono alla natura dell’uomo ed agli scopi o alle finalità della sua esistenza, non mi riesce ugualmente di capire la ragione per la quale i fascisti e gli antifascisti di sinistra e di estrema sinistra dovrebbero continuare, contro ogni logica ed ogni buonsenso, ad odiarsi e ad osteggiarsi a vicenda, facendosi invariabilmente e reciprocamente la “guerra”, quando invece, sarebbe molto più assennato e mutuamente profittevole che decidessero di unire le loro forze e le loro energie, per cercare, prima di tutto, di riconquistare la libertà, l’indipendenza, l’autodeterrminazione e la sovranità politica, economica, culturale e militare dell’Italia e dell’Europa (senza le quali, pretendere di “fare politica” o di migliorare qualcosa all’interno dei nostri Paesi, continuerebbe ad essere una semplice contraddizione in termini!); ed in secondo luogo, realizzare un nuovo sistema politico-economico-sociale , alternativo a quello del liberal-liberismo, nel quale l’interesse generale delle nostre società possa prioritariamente prevalere sull’interesse individuale di qualsiasi persona fisica, giuridica o morale.
Questo – direte voi – significherebbe riproporre la riedizione di un nuovo Fascismo . Ed in quanto tale, sarebbe inaccettabile, sia dall’Antifascismo di sinistra e di estrema-sinistra (per ragioni “ideologiche”) che dall’Antifascismo di destra e di estrema-destra, per ragioni strettamente “economiche”.
Capisco gli antifascisti di destra e di estrema-destra: gli unici, a mio avviso, che – in Italia, in Europa e nel mondo – abbiano realmente capito cosa fosse e rappresentasse il Fascismo. Non capisco assolutamente gli antifascisti di sinistra e di estrema-sinistra che – a causa del loro tradizionale “accecamento” ideologico e della loro volontaria fossilizzazione politica – continuano, ancora oggi, a vedere nel Fascismo, esclusivamente il “male assoluto”: quello, cioè, che è stato loro descritto dalla propaganda liberal-liberista!
Gli antifascisti di destra e di estrema-destra, infatti – conoscendo perfettamente la natura indipendentista e rivoluzionaria del Fascismo, la sua portata anti-liberal-liberista (l’imbrigliamento giuridico del sistema capitalista e la neutralizzazione politica dei suoi effetti economici nefasti, senza per altro dovere abolire l’iniziativa privata) e la sua vocazione sociale – sono i soli che, nel panorama politico dei nostri Paesi, possano realmente vantare delle giustificabili e comprensibili ragioni, per continuare ad odiare ed a fare odiare le idee di Mussolini.
Non dimentichiamo, infatti, che agli occhi del liberal-liberismo, la viscerale incompatibilità con il Fascismo era (ed è) tale che i succitati “padroni del vapore” – dopo avere inizialmente lasciato intendere che appoggiavano il Fascismo, in funzione Anticomunista… – non esitarono affatto, per tentare di salvaguardare i loro egoistici ed inconfessabili interessi, a scatenare la Seconda guerra mondiale e, simultaneamente, foraggiare finanziariamente e militarmente l’URSS e l’Antifascismo di sinistra e di estrema-sinistra. Questo, non solo per potersi definitivamente sbarazzare del Fascismo Regime ma, soprattutto, per potere, in seguito, riuscire “democraticamente” (cioè, con il volontario ed irresponsabile consenso della sinistra e dell’estrema-sinistra) a cancellare perfino il ricordo, dell’insieme delle incalcolabili conquiste sociali del Fascismo (e, tra queste, la Carta Nazionale del Lavoro e la Socializzazione delle imprese) e fare ritornare l’Italia, allo status quo ante!
I medesimi “padroni del vapore”, in fine, per tentare di danneggiare ancora di più il Fascismo che fu e di esorcizzare preventivamente l’eventuale Fascismo che potrebbe rinascere, cercano disperatamente di “vendere”, all’uomo della strada, un populismo patriottardo da avanspettacolo, ampiamente omologato ed infeudato agli interessi di Us-Israel (il cosiddetto berlusconismo). Un populismo, cioè, che – a destra, a sinistra o al centro dell’attuale schieramento partitico (totalmente asservito al “partito americano”!) – si continua ingannevolmente a lasciare credere che possa essere un nuovo “fascismo”.
Chi sono, dunque, i “levrieri scemi”?
Tutti coloro (“fascisti” o “antifascisti”) che, in contrasto e contraddizione con le loro stesse idee ed ogni possibile ed accertabile evidenza umana, continuano insensatamente a sprecare il loro tempo e le loro energie, per cercare vanamente di rincorrere dei semplici “conigli di pezza”.
E quali sarebbero, quei “conigli di pezza”?
Semplice: il “Fascismo” descritto dalla propaganda di guerra (1939-1945) delle Potenze vincitrici del Secondo conflitto mondiale e l’ “Antifascismo” di servizio sistematicamente predicato e meticolosamente diffuso, tra le popolazioni, dalle ultranote e forvianti centrali della disinformazione e della manipolazione mediatica.
In altre parole, i classici e proverbiali “specchietti per le allodole” che i già citati antifascisti di destra e di estrema-destra (o, se si preferisce, i “padroni del vapore” o maîtres à penser dell’intero sistema liberal-liberista) – per avere la certezza di potere impunemente continuare a regnare sui nostri Paesi ed a sgrassare le nostre tasche – non perdono mai un’occasione di fare incessantemente balenare davanti agli sguardi smarriti ed alle coscienze confuse o disorientate dei suddetti ottenebrati “levrieri”.
Alberto B. Mariantoni ©
Alberto Bernardino Mariantoni:
E' nato a Rieti, il 7 Febbraio del 1947. E’ laureato in ScienzePolitiche e specializzato in Economia Politica, Islamologia e Religioni del Vicino Oriente.Politologo, scrittore e giornalista, è stato per più di vent’anni Corrispondente permanente presso leNazioni Unite di Ginevra e per circa quindici anni sul tamburino di «Panorama». Ha collaboratocon le più prestigiose testate nazionali ed internazionali, come «Le Journal de Genève», «RadioVaticana», «Avvenire», «Le Point», «Le Figaro», «Cambio 16», «Diario de Lisboa», «Caderno doTerceiro Mundo», «Evénements», «Der Spiegel», «Stern», «Die Zeit», «Berner Zeitung», «IlGiornale del Popolo», «Gazzetta Ticinese», «24Heures», «Le Matin», «Al-Sha’ab», Al-Mukhif Al-Arabi», nonché «Antenne2», «Télévision Suisse Romande», «Televisione Svizzera Italiana», ecc.E’ esperto di politica estera e di relazioni internazionali, con particolare riferimento ai paesi a! rabie musulmani e dell’Africa centrale ed occidentale. Ha al suo attivo decine e decine di inchieste e direportages in zone di guerra e di conflitti politici. E’ autore di oltre trecento interviste ai protagonistipolitici ed istituzionali dei paesi del Terzo Mondo e della vita politica internazionale. Ha insegnatopresso la Scuola di Formazione continua dei giornalisti di Losanna. E’ stato Professore invitatopresso numerose Università Europee e Vicino-Orientali. Ha scritto: «Gli occhi bendati sul Golfo»(ed. Jaca Book, Milano 1991) e «Le non-dit du conflit israélo-arabe» (ed. Pygmalion, Paris, 1992).Dal 1994 al 2004, è stato Presidente della Camera di Commercio Italo-Palestinese.